Viversi la gioia dell’allattamento. Baby pit stop il

L’allattamento al seno necessita di calma, serenità e pensieri belli. Per cui, il luogo in cui si allatta il bambino è comunque importante. Nella cameretta del neonato, andrebbe sempre prevista una poltrona comoda, dotata di apposito cuscino “a ciambella” per allattare il bambino nelle ore diurne.
Un altro accessorio indispensabile è un piccolo stereo che possa diffondere musica rilassante per mamme e bimbo, da ascoltare durante l’allattamento. Molto piacevole potrebbe essere anche avere a disposizione un termos con tisana ai semi di finocchio, insieme alla classica e indispensabile bottiglia d’acqua.

E, ancora, sacchettini con fiori essiccati dilavanda (effetto relax) posizionati agli angoli della stanza. Le neomamme dovrebbero imparare a coccolarsi adeguatamente, insieme al proprio bambino.
Spesso ci si trova fuori casa, impossibilitate a trovare un luogo piacevole per fermarsi non solo per allattare ma anche per il cambio del pannolino, così che l’unicef ha ideato attraverso un progetti il Baby Pit Stop: una sosta sicura per allattare al seno.

Il Baby Pit Stop (BPS) prende il nome dalla nota operazione del “cambio gomme + pieno di benzina” che viene effettuata in tempi rapidissimi durante le gare automobilistiche di Formula Uno. Nei BPS il cambio riguarda il pannolino, e il “pieno” è di sano latte materno, ricco di nutrienti e di anticorpi.

Il Baby Pit Stop UNICEF è un servizio gratuito, reso riconoscibile dal simbolo riportato qui accanto.

La mappatura è accessibile in tutta Italia sui dispositivi mobili semplicemente collegandosi al sitowww.babypitstoppers.com

La cicogna consiglia..

Ci sono libri che ci aiutano almeno a meditare.

Il genitore deve resistere all’impulso di cercare di costruire il figlio che lui vorrebbe avere, e aiutarlo invece a sviluppare appieno, secondo i suoi ritmi, le sue potenzialità, a diventare quello che lui vuole essere, in armonia con la sua dotazione naturale e come risultante della sua individualissima storia.

Tratto dal medesimo libro:

Bruno Bettelheim, Un genitore quasi perfetto.

Come spiegare il tempo??


Cammineremo insieme per questa strada della vita perché tutte le cose fanno parte dell’universo e sono connesse fra di loro per formare un tutto unico. Maria Montessori 
Il tempo per il bambino è un concetto complesso da comprendere. Il bambino vive nel qui e ora,tutti gli avvenimenti sono legati alla quotidianità proprio perché vive nel momento presente. 

Possiamo aiutarlo con alcune piccole attività ad orientarsi. 

La giornata per immagini

Creiamo una striscia di carta, incolliamo nel corso della giornata varie immagini, possono essere disegni ma anche foto stampate che illustrano ciò che fa il bambino. Possiamo iniziare dalla mattina, con un disegno del bambino che fa la colazione, fondamentale è sempre parlarne e orientarlo su quello che farà dopo: andare a scuola, fare una passeggiata nel parco…

Via via aggiungiamo dei punti di riferimento, possono essere immagini del bambino o anche dei suoi disegni se avrà l’età per farli. Giunta la sera, appendiamo immagini e disegni perché il bambino si senta libero di osservarli e comprendere lo svolgimento della sua giornata. 

Ricordiamoci,la sera di prendere del tempo per raccontare al bambino la giornata trascorsa, un momento di ascolto e condivisione reciproca. 

Buon lavoro. 

…”lasciami Essere”

Cosa insegnare ad un bambino? 
Affrontando nuovamente la tematica della crescita e dello sviluppo intellettivo del bambino, chiariremo questa volta quella che è, o almeno dovrebbe essere, la figura dell’adulto in relazione ad ogni fase evolutiva legata alla scoperta dell’essere nel bambino.

Asserendo fin da subito che il più sano modo di porsi quale adulto è in qualità di osservatore attento e partecipe, spettatore della crescita del bambino ma pronto ad esserci allorquando richiesto, avremo già posto le basi per una sana relazione fra il mondo delle cose e la propria (del bambino) interiorità. 
Nessuna sostituzione di ruoli andrebbe quindi mai effettuata fra le due figure o correzione diretta di una azione ritenuta scorretta. La sollecitudine del provare e riprovare, errore dopo errore, permetterà al nostro bambino di misurare la propria autostima, accrescerla e farne una risorsa, in misura inesauribile per il futuro di uomo. Questa consapevolezza appresa ed accresciuta, condurrà il bambino verso la comprensione di un sé speciale, unico, capace e giammai superiore. 

Un essere in possesso di capacità d’elaborazione e risorse, disposto comunque all’ascolto ed al confronto senza doversi sentire sbagliato nel proprio aver agito magari più e più volte, ne avrà fatto semplicemente esperienza . Avrà fatta propria anche la disposizione all’ascolto e la volontà di chiedere aiuto, quando ne avrà bisogno, accettando serenamente quelle negazioni, quei “no” che imparerà far propri e riproporre. 

Un bambino disposto a migliorare sempre sé stesso ed il mondo attraverso l’azione consapevole e libera da condizionamenti. Capace di essere e non solo di fare. 

Capace d’apprendere ed insegnare.

L’adulto, base sicura?

Nella prima fase di sviluppo, allorquando il bambino vive soprattutto di emozioni, il ruolo dell’adulto è permettere il radicarsi di un solido legame d’attaccamento alla figura dello stesso adulto, precursore, questo, di sicurezza in se stesso, grazie ai processi di identificazione/separazione.Il processo di separazione-individuazione è il cammino che il bambino percorre nel passare da uno stato iniziale, ipotizzato da Mahler come di inconsapevolezza del mondo esterno, ad uno stato in cui non si differenzia dalla madre, fino a realizzare un Sé separato e autonomo. La separazione si ha quando il bambino emerge dallo stato di simbiosi con la madre, mentre l’individuazione si ha quando il bambino è consapevole di avere proprie caratteristiche individuali”.

Momenti di vicinanza sia fisica che emotiva, offriranno al bambino, quella sensazione amorevole per lui di vitale importanza. Questi segni d’affetto dovrebbero essere sempre spontanei e mai venire imposti al bambino.
L’adulto si porrà nei confronti del bambino con un atteggiamento “d’umiltà”, del quale ne è spesso incapace, spogliandosi dell’atteggiamento superbo nei suoi confronti. Diversamente dall’idea che sia il bambino a doversi adattare all’interezza dell’adulto, dovrà essere l’uomo a sapere riconoscere il bambino nella sua piena interezza, ponendosi nei confronti di quest’ultimo in un posizione d’ascolto e di rispetto. Questo non vuol dire “averla vinta”.
Il bambino richiede “lentezza”, ognuno ha il proprio tempo e il proprio ritmo. Il bambino ha un senso del tempo diverso da quello dell’adulto, non bisogna mettergli fretta. Offrire al bambino quindi gli strumenti necessari per svolgere un compito e ritirasi quando questi, manifesta la sua interiorità. Lasciare che il bambino, come dice Maria Montessori, possa trovare da se la soluzione, senza che sia l’adulto col suo fare arrogante a suggerirgli le azioni da compiere. Se gli è consentito di esplorare il mondo che lo circonda con calma, impara le cose al suo ritmo naturale dunque abbandonare una “diabolica illusione d’onnipotenza”, permette il bambino vivrà se stesso in autonomia e libertà, ecco che da ciò scaturisce un legame bambino-adulto-ambiente che da origine all’espressione naturale dell’infanzia.
Tra adulto è bambino si instaura un legame di vicinanza, che porta alla crescita, all’autonomia e non diviene dipendenza, ne fisica ne emotiva, ma come direbbe Bolbwy un legame d’attacamento sicuro.

Ma cosa e quali gli stili di attaccamento? cerchiamo di analizzarli. 

Quali gli stili di attaccamento

-Stile sicuro:l’individuo ha fiducia nella disponibilità e nel supporto della figura di attaccamento. Si sente libero di esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede. L’emozione predominante è la gioia.

-Stile insicuro evitante. Questo stile è caratterizzato dalla convinzione dell’individuo che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di riferimento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così il bambino tende a fare esclusivo affidamento su sé stesso. L’emozione predominante sono tristezza e dolore.

-Stile insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è per l’individuo la certezza che la figura d’attaccamento sia disponibile a rispondere ad una sua richiesta d’aiuto. Per questo l’esplorazione è limitata, connotata da ansia ed il bambino risulta essere molto tubato alla separazione. L’emozione predominante è la colpa.

-Stile Disorganizzato: considerati tali i bambini che appaiono apprensivi, piangono e si buttano sul pavimento, dopo una breve separazione dal genitore. Altri durante il ricongiungimento girano in tondo mentre si avvicinano al genitore, si considerano tali anche i bambini che si avvicinano al genitore con la testa girata, in modo da evitarne lo sguardo. 

Tutti i bambini sviluppano un legame d’attaccamento entro i primi 8 mesi di vita,per portare a compimento questo processo entro il secondo anno.
Cerchiamo di creare legami non dipendenze con i nostri bambini, conoscere noi stessi come adulti è forse l’unico strumento per non restare intrappolati in un copione e in fantasmi passati. 

 

Come trascorrere un sabato pomeriggio | Conosciamo il travaso

 
Una delle attività che favoriscono la coordinazione del movimento e la successiva indipendenza personale in attività come il mangiare, è il travaso.

Nel bambino, fin dalla nascita e durante il periodo primario dello sviluppo, i movimenti hanno un’importanza fondamentale. In questo periodo si verifica la maturazione muscolare e nervosa e con essa lo sviluppo e il controllo dei movimenti.

In questo preciso momento bisogna stimolare il bambino con ogni tipo di attività finalizzata allo sviluppo intellettivo, senso-motorio e alla coordinazione oculo-manuale; e per il bambino il travaso montessoriano.

 

Il travaso è un’attività che perfeziona i movimenti fini della mano; consiste nel travasare una sostanza, solida o liquida, da un recipiente all’altro con l’utilizzo o meno di strumenti.

Apparentemente semplice nell’esecuzione, il travaso montessoriano racchiude una molteplicità di comportamenti e sfumature che lo rendono forse una delle attività più complete. 

rappresenta un validissimo aiuto proprio in questo senso.

Il travaso consente, dopo ripetute esercitazioni e sperimentazioni, di acquisire una specifica abilità nell’uso della mano attraverso autocontrollo e coordinazione.

Secondo la metodologia montessoriana per eseguire un’attività è importante definire il metodo, la tecnica, e attendere il contenuto dalla sua applicazione, ossia il risultato che il bambino consegue dall’esperienza.

Inoltre non bisogna avere preconcetti di sorta sull’eventuale esito dell’attività o sul bambino che sta svolgendo il proprio lavoro.

Non dobbiamo quindi partire da idee prestabilite sulla riuscita dell’attività, ma bisogna guardare la spontaneità e la libera manifestazione del bambino .

I materiali usati per l’attività del travaso sono vari: ciotole, mestoli, cucchiai, vasetti, brocche, colini, imbuti, contagocce, ecc.; ovviamente il materiale sarà da abbinare a seconda che si voglia fare un travaso di sostanze liquide come l’acqua, dove si useranno vasetti e contagocce oppure brocchette e vasetti, o di sostanze solide come la farina per il quale si useranno, ad esempio, ciotole e mestolo.

Questi sono materiali facilmente reperibili anche a casa, potete organizzare uno spazio dove il vostro bambino possa concentrasi, spegniamo la tv, qualsiasi fonte di distrazione, comunichiamo al bambino la sequenza dei movimenti e poi diveniamo semplici osservatori.

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Nel primo tempo mette il bambino in comunicazione con il materiale insegnandone l’uso, nel secondo tempo, se il bambino è interessato, interviene con l’esatta nomenclatura delle cose usate, per facilitare l’acquisizione di un linguaggio appropriato .

Il travaso va eseguito seguendo dei criteri definiti sia dal punto di vista educativo sia da quello metodologico.

Ogni volta che si propone al bambino il travaso non lo farà freddamente ma animata da un vivace interesse, richiamando così l’attenzione del piccolo.

 Quando si  inizia l’attività,  si deve far sì che l’attenzione del bambino si isoli da tutto ciò che non sia il materiale del travaso.

Bisogna quindi provvedere a disporre il materiale su di un tavolo completamente sgombro; in un secondo momento si presenta il materiale al bambino per mostrargli come si usa, eseguendo lei stessa il travaso più volte per poi riporlo in ordine.

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Attraverso il travaso montessoriano si raggiunge coordinazione e precisione; questi elementi saranno tanto più evidenti, quanto più il bambino sarà padrone di questa attività; attività che aumenterà via via la difficoltà dell’esecuzione per rendere più vivo l’interesse.

 Buon divertimento !!! 

Madri e figli (maschi)

Come più volte abbiamo scritto negli articoli di questo blog , la crescita di un figlio, oggi, non è certamente tra le imprese più semplici.

Esistono differenze nel crescere un figlio maschio o una figlia femmina? 

Qualche breve spunto di riflessione.
Esistono differenze sostanziali nella crescita e educazione d’un figlio maschio e d’una figlia femmina . 

Fin dagli albori della psicoanalisi, la figura materna è stata spesso inquisita, valutata, monitorata e talvolta messa al rogo in quanto possibile fautrice dei mali dei figli e del mondo.
Crescere un figlio maschio
Si dice che i maschietti rispetto alle femminucce siano più mammoni e coccoloni. 

Legati in modo viscerale a chi li ha tenuti in grembo per mesi, in modo atavico si ritrovano a ricercare quel contatto fisico che li riporta ad assaporare in maniera tattile quel grembo che per lunghi mesi li ha cullati. 

In un esperimento antropologico trasmesso dall’emittente Sky, sono stati messi singolarmente bambini maschi e femmine di circa 3 anni in una stanza separata in due da un basso muretto e al di là di questo le varie madri, le quali, soltanto a comando dell’autore abbandonavano la sala lasciando ogni figlio solo. Si è così constato come il maschietto, a differenza della femminuccia, non si limiti unicamente a piangere chiamando la mamma, ma ingegni un modo per raggiungerla provando a scavalcare il divisorio. Questo esperimento oltre a dimostrare la significativa disuguaglianza comportamentale fra i due sessi sin da piccoli, evidenzia anche un attaccamento alla madre differente fra le bambine e i bambini che risulterebbero esser maggiormente mammoni.
Un figlio mammone
Il mammone è un uomo “anagraficamente adulto” che ha però mantenuto un rapporto intenso e soprattutto fusionale con la propria madre, improntato ad un’estrema complicità.

Quest’uomo, solitamente, anche se innamorato della persona che ha scelto per lui ,continua a ricercare l’approvazione della madre quando si trova a compiere una scelta, oppure può sentire la necessità di riferirsi a lei per ogni dubbio e di raccontarle della sua vita, di lamentarsi delle incomprensioni con la propria compagna e così via, mantenendo in vita e nutrendo il famigerato “cordone ombelicale”.
La madre è la prima figura di riferimento per la crescita d’un figlio. Nella crescita dei propri figli , utilizza differenti modelli identificativi, a seconda se si tratta di un figlio maschio o di una femmina.

La figura materna, sin dalla nascita e per tutto il percorso di vita della figlia femmina, diventa il modello da imitare, nel quale la bambina può identificarsi. 

Immaginare attraverso di lei chi può diventare da grande, ovviamente parliamo sempre di rapporti sani ed equilibrati, all’interno dei quali la bambina trova nella madre un modello da perseguire lungo la sua crescita .

Il figlio maschio, è amato tanto quanto la figlia femmina, ma spesso all’ interno dello stesso sentimento, cambia la modalità d’amare, il modo di porsi e interagire. 

Una strategia vincente e ago della bilancia nell’educazione è la figura paterna che non va screditata a vantaggio di quella materna , ne viceversa.

La figura paterna dovrebbe avere tempo, spazio ed una ritrovata identità maschile, senza entrare in conflitto e competizione con quella materna.

La madre invece dovrebbe desiderare che il figlio maschio non si adegui alla sua identità, ma ne trovi un’altra, diversa, maschile, mediante il rapporto con il genitore omologo: il padre.

Staccare dunque quel cordone ombelicale, affinché il figlio maschio diventi autonomo ed adulto; una “mamma chioccia”, iper-presente, iper-protettiva e sostitutiva dei bisogni del figlio, lo danneggerà e gli impedirà di crescere adeguatamente.

Se un uomo ha avuto un buon rapporto con la madre, probabilmente sarà capace di stabilire un buon rapporto anche con la propria fidanzata/moglie . 

Lettura consigliata:

Figlio di sua madre

Un nuovo amico, come accoglierlo. 

I bambini crescono e nella famiglia si sceglie di far entrare un un nuovo membro , un animale. Accompagnare la crescita dei bambini con la presenza di un animale è sicuramente un valore aggiunto all’educazione e al tipo di esperienze che intendiamo fargli vivere

. Un animale, infatti, educa alla “diversità”, offre al bambino la percezione che non esistiamo soltanto noi umani, ma anche altri esseri viventi che vanno rispettati . 

Dunque, la scelta di adottare un cucciolo (o un animale in genere) non deve essere presa alla leggera: la prima cosa da far comprendere ad un bambino è l’enorme responsabilità che un animale comporta. Talvolta vengono considerati dai bambini come “giocattoli “ma invece necessitano di cure e attenzioni , è opportuno paragonarli a dei compagni di vita e di avventure, ma sempre nel reciproco rispetto della loro specifica natura.

Per capire meglio come gestire tale delicata relazione proviamo ad approfondire l’argomento . 

È ormai noto che crescere un bambino con gli animali , ha un effetto benefico sulla crescita, innanzitutto in un bambino a contatto con un animale si sviluppa e si affina la capacità empatica , l’empatia va appresa, non nasciamo con quella caratteristica come prerequisito dalla nascita, la presenza di un animale fa in modo che affini questa caratteristica , trovandosi di fronte un essere che richiede il soddisfacimento di bisogni ma che per sua natura difficili da interpretare. A livello psicologico , interagire con l’animale mette in moto il desiderio di prendersi cura dell’altro rispettando i suoi tempi d’attesa e dunque sviluppando il desiderio della pazienza, aspetto più educativo.


L’animale che più comunemente ritroviamo ad interagire con gli umani è il cane, approfondiremo brevemente questo aspetto. 

A partire dai tre anni circa, il bambino è in grado di imparare a rispettare il cane.

Quindi gli vanno impartite, e vanno anche fatte rispettare, le seguenti regole:

– il cane non va disturbato quando mangia, né quando dorme;

– non si fa male al cane per nessun motivo al mondo: non si tirano orecchie e code, non si infilano dita negli occhi, non si morde il cane (i bambini piccoli spesso lo fanno);

– non si mettono le mani in bocca al cane, neppure per esaminargli i denti;

– non si toglie nulla di bocca al cane, cibo o giocattolo che sia. Se è il cane a rubare un giocattolo del bimbo, si chiamano i genitori;

– non si usa il cane come cavallo, saltandogli in groppa. Neppure se è davvero grosso come un cavallo;

– non si corre e non si strilla mai davanti a un cane sconosciuto;

– i cani sconosciuti non si abbracciano e non si “aggrediscono”per coccolarli, ma si approcciano educatamente, arrivando di lato e non di fronte, facendosi prima annusare una manina e poi, se il cane mostra di gradire, facendogli eventualmente una carezza sul collo o sul petto, non sulla testa

Eppure, nonostante tutto questo, ci sono ancora genitori che tendono a riversare sui figli le proprie paure, le proprie fobie, non capendo invece che il loro atteggiamento positivo è importante ai fini del corretto sviluppo del bambino. I bambini devono considerare i cani come amici, non come pericolosi spauracchi. I genitori cinofobi sono spesso i primi responsabili degli incidenti che succedono quando il bambino strilla e scappa davanti a un cane (logica conseguenza dell’averlo terrorizzato)… e al cane salta fuori l’istinto predatorio.

Il primo a prendersi cura del corretto sviluppo emotivo, mentale e fisico del pargolo deve essere sempre e comunque un adulto, apprensivo o diffidente che sia, l’importante è agire nell’interesse del bambino mettendo da parte le proprie paure ed angosce.

L’asilo nido, una scelta pensata. 


Il Nido
Il nido non è solo “assistenza” e “cura” del bambino ma è un “ambiente preparato” per rispondere al suo bisogno di espandere le proprie forze ed energie vitali, cioé alle sue necessità di sviluppo senso/motorio/percettivo, affettivo e comunicativo, nel rispetto del suo metodo operativo e di pensiero.
Il nido richiede un ambiente caldo , sereno e accogliente, e pensato innanzitutto riducendo al minimo l’impatto del distacco dei piccolissimi dalla figura materna e per agevolare l’ambientamento progressivo dei piccoli.
Ma Cos’è l’asilo nido

L’asilo nido è un servizio educativo e sociale che favorisce, in collaborazione con la famiglia, l’armonico sviluppo della personalità del bambino, promuovendone l’autonomia e la socializzazione.

È un contesto socio-educativo, un luogo di allevamento e di vita dove i bambini fanno delle esperienze educative e i genitori trovano soluzioni di cura e di supporto, oltre che una condivisione della responsabilità educativa. Il nido è anche un luogo in continuo sviluppo e cambiamento,supporta la famiglia nella problematicità del vivere quotidiano, che è di riferimento alla madre, anche contenendone e sostenendone le fatiche e i dubbi.
La struttura e la disposizione degli spazi, nonché degli oggetti, sono pensate, organizzate e preparate per stimolare le attività vitali del bambino tipiche di questo periodo sensitivo e modulate sulle varie fasi d’età.

Gli arredi, a misura dei bambini, sono pensati e disposti non per intrattenerli ma per essere essi stessi strumenti per il movimento autonomo e per attività finalizzate e costruttive, i lettini non servono solo per riposare ma, posti a livello del pavimento, stimolano e favoriscono l’autolocomozione,le scalette di legno, sbarre di legno alle pareti, anelli a cui aggrapparsi, etc., favoriscono e stimolano i movimenti autonomi per il rafforzamento della muscolatura di braccia e gambe;i bassi scaffali di legno non servono solo per esporre gli oggetti, ma favoriscono e stimolano i movimenti autonomi del corpo e della mano, in particolare l’afferrare, e la loro distanza dal bambino aumenta in base al graduale sviluppo corporeo per stimolare l’autolocomozione;i tavolini e le sedioline di legno non sono solo proporzionati ma anche stabili e al contempo leggeri, perché non servono solo per svolgere le attività, ma possono essere trasportati dai più grandicelli, l’angolo-pranzo è arredato con tavolini e sedioline per favorire il movimento autonomo del bambino. Tutte le stoviglie sono proporzionate perché non è finalizzato solo al nutrimento ma all’acquisizione di precise abilità nel coordinare il movimento finalizzato.

Tutti gli altri arredi (spogliatoio, poltroncine, angolo della lettura, lavandino, armadietto per le pulizie, etc.) sono pensati e disposti per favorire il movimento autonomo e la libera scelta dell’attività da parte del bambino. 
Il ruolo dell’educatore è determinante, lascia libero il bambino di muoversi autonomamente nell’ambiente preparato, sapendo che attraverso il movimento il bambino sta costruendo se stesso, predispone il vivere in un ambiente adatto. 

Quando visitate un nido coglietene la luce e l’energia che lo accompagna , il vostro bambino trascorrerà in questi molto tempo , fondamentale è pensarlo immaginarlo in un ambiente dove può essere libero di crescere. 

Educazione naturale, come aiutarli? 

Prima o poi la domanda arriva per ogni genitore, e io mi porto avanti: è giusto ed educativo portare un bambino allo zoo? 
Oltre alla sofferenza che gli animali subiscono in questi luoghi, gli animalisti sostengono che sia altamente diseducativo portare i bambini in questi posti. Certo, è vero che gli animali si vedono da vicino e ci sembra quasi di toccarli, ma i bambini devono imparare che gli animali non sono oggetti al nostro servizio, disponibili quando vogliamo vederli e giocare con loro. Non sono come dei giochi esposti sulle bancarelle del mercato, che possiamo toccare, rigirare, guardare e comprare. Rispettare gli esseri viventi vuol dire innanzitutto rispettare il loro mondo, le loro abitudini, la loro vita. Far conoscere ad un bambino un animale prigioniero vuol dire proporre come normale un modello di violenza del più forte sul più debole. Gli animali risultano essere apatici e privi di stimoli in ambienti chiusi , il bambino non capirà veramente la loro vera natura. Diversamente insegniamogli a pensare… “Io sono un umano, sono curioso di conoscere il tuo mondo, provo a vedere se riesco a guardare come vivi, senza disturbarti, senza distruggere il tuo habitat”. Questo è l’unico modo rispettoso per conoscere gli animali.
Mi capita spesso di incontrare bambini che non hanno mai visto una gallina da vivo. Esistono offerte meravigliose di fattorie , dove gli animali possono vivere liberamente all’aria aperta senza arrecare loro sofferenza alcuna.  
Con la bella stagione possiamo vivere di più all’aria aperta rispettando e assaporando l’ambiente , percorsi che aiutano i bambini ad avvicinarsi alla natura, inoltre, strumenti come i film e i documentari possono farci vedere in modo bellissimo questi esseri viventi, nel pieno rispetto della loro vita e della loro dignità. Approfondire la loro conoscenza attraverso libri figurati che ci aiuteranno a capire da vicino la loro vera natura senza modificarne la vita e le abitudini così possiamo essere sicuri di conoscere veramente gli esseri viventi. Potremo soddisfare la nostra curiosità, rinforzare quel legame con un mondo che ci è stato donato e con la vita. 

Fattorie didattiche
Questo vale per tutti gli esseri viventi, dal topolino di campagna al leone della savana, dal pettirosso che si posa sulla terrazza di casa alla grande balena che fa il giro del mondo ogni anno.

Montessorianamente parlando, mentre migliorano se stessi migliorano l’ambiente.