Festeggiamo il compleanno 

Nelle scuole ad indirizzo montessoriano esiste un nuovo modo di festeggiare il compleanno. Un inno al festeggiato, all’importanza dell’evento della nascita e al momento della crescita scandito dagli anni, il tutto collegato al moto naturale del mondo.

È un rito che dà importanza ad un giorno speciale che ognuno di noi possiede. Il nostro giorno, quello che testimonia il nostro essere: un giorno speciale, ricco di memoria ricco di storia e di vita. 

Tutti noi dovremmo essere i re e le regine di quella giornata! 

E questo rito meraviglioso offre proprio questo!

Il rito può presentare diverse varianti ma, grosso modo, il senso è sempre quello di inserire la vita del bambino nel contesto del fluire del tempo.


 Si dispone in cerchio: al centro si posiziona un cero, che rappresenta il sole. Intorno al “sole” si posizionano cartoncini coi nomi dei mesi. Il festeggiato compie una “rivoluzione” attorno al sole con un mappamondo in mano e, arrivato al mese della sua nascita, spiega (o lo fa un adulto per lui) che il tale giorno del tale mese è nato, mostrando una foto del periodo della sua nascita. Per ogni suo anno mostrerà una foto, parlando di sé, di come era in quel momento: a pochi mesi non parlavo, a un anno camminavo, a due ho iniziato l’asilo…

Le caratteristiche del rito

Innanzitutto servono un cero grande preferibilmente giallo, un mappamondo che si possa trasportare con facilità, una fotografia del festeggiato dalla nascita fino agli anni che compie. Una foto per ogni anno: quindi saranno, se compie 2 anni: 1 a 0anni (foto della nascita), una a 1 anno e una a 2 anni(foto molto recente). Si può anche scegliere di fare dei “quadretti” con 3/4 foto di quell’anno trascorso. È una vostra scelta.

Come si svolge

Il cero viene posizionato al centro di un cerchio formato dai bambini e si spiega che rappresenta il sole. Si prende il mappamondo e lo si da in mano al festeggiato. Si comincia a raccontare mostrando la prima foto: il (esempio) 19 ottobre del 19…. è nata una bambina, di nome ….. . Si mostra la foto. Si continua raccontando cosa ha fatto la bimba/o durante quell’anno, per esempio: “Mentre la terra compiva il suo lungo giro intorno al sole (e il festeggiato gira con il mappamondo in mano attorno al cero ) [nome del bimbo/a] cresceva e cresceva, beveva il latte dalla mamma, iniziava a fare i suoi primi versetti, imparava ad afferrare gli oggetti … “.

Terminato il giro si dirà: “e si arriva al (es) 19 ottobre 19…e [nome del bimbo] compie 1 anno “ e si mostra la foto relativa al primo anno di vita. La terra ha fatto un altro giro intorno al sole (e si ripete il giro del festeggiato): “È cresciuto ancora, ha iniziato a camminare, a mangiare da solo, a dire qualche parolina…”. Finché si arriva a dire: “E siamo arrivati ad oggi che è il [Data] e [Nome del bimbo/a] ha compiuto tot anni”. Si mostra l’ultima foto, si fa un bell’applauso e si inizia a cantare la classica canzone “tanti auguri a te”. 

Buon compleanno 

L’adulto, base sicura?

Nella prima fase di sviluppo, allorquando il bambino vive soprattutto di emozioni, il ruolo dell’adulto è permettere il radicarsi di un solido legame d’attaccamento alla figura dello stesso adulto, precursore, questo, di sicurezza in se stesso, grazie ai processi di identificazione/separazione.Il processo di separazione-individuazione è il cammino che il bambino percorre nel passare da uno stato iniziale, ipotizzato da Mahler come di inconsapevolezza del mondo esterno, ad uno stato in cui non si differenzia dalla madre, fino a realizzare un Sé separato e autonomo. La separazione si ha quando il bambino emerge dallo stato di simbiosi con la madre, mentre l’individuazione si ha quando il bambino è consapevole di avere proprie caratteristiche individuali”.

Momenti di vicinanza sia fisica che emotiva, offriranno al bambino, quella sensazione amorevole per lui di vitale importanza. Questi segni d’affetto dovrebbero essere sempre spontanei e mai venire imposti al bambino.
L’adulto si porrà nei confronti del bambino con un atteggiamento “d’umiltà”, del quale ne è spesso incapace, spogliandosi dell’atteggiamento superbo nei suoi confronti. Diversamente dall’idea che sia il bambino a doversi adattare all’interezza dell’adulto, dovrà essere l’uomo a sapere riconoscere il bambino nella sua piena interezza, ponendosi nei confronti di quest’ultimo in un posizione d’ascolto e di rispetto. Questo non vuol dire “averla vinta”.
Il bambino richiede “lentezza”, ognuno ha il proprio tempo e il proprio ritmo. Il bambino ha un senso del tempo diverso da quello dell’adulto, non bisogna mettergli fretta. Offrire al bambino quindi gli strumenti necessari per svolgere un compito e ritirasi quando questi, manifesta la sua interiorità. Lasciare che il bambino, come dice Maria Montessori, possa trovare da se la soluzione, senza che sia l’adulto col suo fare arrogante a suggerirgli le azioni da compiere. Se gli è consentito di esplorare il mondo che lo circonda con calma, impara le cose al suo ritmo naturale dunque abbandonare una “diabolica illusione d’onnipotenza”, permette il bambino vivrà se stesso in autonomia e libertà, ecco che da ciò scaturisce un legame bambino-adulto-ambiente che da origine all’espressione naturale dell’infanzia.
Tra adulto è bambino si instaura un legame di vicinanza, che porta alla crescita, all’autonomia e non diviene dipendenza, ne fisica ne emotiva, ma come direbbe Bolbwy un legame d’attacamento sicuro.

Ma cosa e quali gli stili di attaccamento? cerchiamo di analizzarli. 

Quali gli stili di attaccamento

-Stile sicuro:l’individuo ha fiducia nella disponibilità e nel supporto della figura di attaccamento. Si sente libero di esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede. L’emozione predominante è la gioia.

-Stile insicuro evitante. Questo stile è caratterizzato dalla convinzione dell’individuo che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di riferimento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così il bambino tende a fare esclusivo affidamento su sé stesso. L’emozione predominante sono tristezza e dolore.

-Stile insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è per l’individuo la certezza che la figura d’attaccamento sia disponibile a rispondere ad una sua richiesta d’aiuto. Per questo l’esplorazione è limitata, connotata da ansia ed il bambino risulta essere molto tubato alla separazione. L’emozione predominante è la colpa.

-Stile Disorganizzato: considerati tali i bambini che appaiono apprensivi, piangono e si buttano sul pavimento, dopo una breve separazione dal genitore. Altri durante il ricongiungimento girano in tondo mentre si avvicinano al genitore, si considerano tali anche i bambini che si avvicinano al genitore con la testa girata, in modo da evitarne lo sguardo. 

Tutti i bambini sviluppano un legame d’attaccamento entro i primi 8 mesi di vita,per portare a compimento questo processo entro il secondo anno.
Cerchiamo di creare legami non dipendenze con i nostri bambini, conoscere noi stessi come adulti è forse l’unico strumento per non restare intrappolati in un copione e in fantasmi passati. 

 

Un nido per amico

AMBIENTAMENTO

Periodo inteso per le famiglie alle prese con un passaggio importante nella storia di vita di ogni bambino. L’entrata al nido lo condurrà   in un  viaggio all’indipendenza e alla conquista delle sue capacità più profonde .

I dubbi che spesso i genitori esprimono sono: sarà troppo piccolo , soffrirà , non capirà perché l’ho lasciato lì , sta meglio a casa con i nonni. 

Proviamo brevemente a rispondere a queste domande . 

Il concetto di troppo piccolo rappresenta forse più un bisogno dell’adulto di non staccarsi dal bambino. Le separazioni sono una tappa obbligata nella nostra vita, un sano attaccamento è indice di una serena separazione , senza traumi ne drammi, sarà naturale che il bambino pianga , il suo pianto andrà accolto non esasperato.  I nonni sono una favolosa risorsa, ma dovrebbero godere del nipote non stancarsi con esso, il piacere di stare assieme arriva dalla freschezza che i nonni possono apportare al piccolo , renderli prigionieri di un nipote non li renderà probabilmente efficaci nel loro ruolo. 

Passiamo alla parte tecnica per chierici le idee. 

Nei nidi con metodo montessori si parla di AMBIENTAMENTO e ACCOGLIENZA e non di inserimento; il bambino non viene infatti inserito in una situazione cui “deve abituarsi” né tantomeno si deve “adattare”, ma intendiamo un AMBIENTAMENTO attivo in senso biologico, psicologico, emotivo, sensoriale, cognitivo. “Ambientarsi equivale riconoscere l’ambiente come proprio: per il bambino conoscerlo e comprenderlo a poco a poco, scoprire gli spazi disponibili e gli oggetti che, dapprima sconosciuti, diventano via via familiari, accettare persone nuove – altri bambini, altri adulti . e infine la cosa fondamentale è riuscire a separarsi senza sofferenza dal familiare che lo accompagna al Nido. E’ un evento nuovo anche per il genitore, come lo è per l’educatore che incontra per la prima volta quel bambino, quella madre, una situazione non proprio tranquilla per tutti coloro che sono coinvolti.  

Il termine “accoglienza” denota calore, attenzione, riguardo. …….” “Un Nido per amico” Grazia Honegger Fresco”.

L’ambientamento per il bambino di qualsiasi età è di determinante importanza per quella che sarà la sua intera esperienza di vita al Nido.

“L’ambientamento è il luogo e il tempo in cui il bambino può sperimentare il volo dalle braccia materne a quelle amichevoli di sostituti ugualmente adeguati”.

La funzione delle educatrici è quella di costruire la relazione con il genitore e quella con il bambino.

Curare con particolare attenzione questo momento significa porre le basi di un processo di conoscenza tra bambini, educatrici e genitori che permetterà di affrontare con successo le diverse sfide evolutive cui bambini e bambine vanno incontro nel periodo di permanenza al Nido.

La fase dell’ambientamento è così articolata:

  •  l’affiancamento e la conoscenza da parte del educatore, madre- bambino 
  •  la preparazione di uno spazio adeguato;
  •  il porsi come figura di sostegno al genitore;
  •  l’individuazione del gioco e delle routine come occasione di costruzione di relazioni;
  •  l’utilizzo del gruppo di lavoro come risorsa per ogni suo membro;
  •  la definizione di che cosa osservare nella coppia mamma-bambino e nell’agito dei singoli.

 

Per ogni bambino è previsto un periodo di ambientamento-conoscenza che potrà variare da caso a caso e durante il quale è richiesta la presenza, accanto alle Educatrici, di un genitore o di un adulto di riferimento. Progressivamente diminuisce la presenza del genitore, che sarà comunque disponibile in caso di bisogno, mentre aumenta la vicinanza con le Educatrici.

Definiamo un ambientamento completato quando il bambino sarà capace d’affrontare tutte le routine della giornata al nido con serenità .

Rispettiamo i tempi dei bambini, mettiamoci in osservazione , rispettiamo la loro autonomia e il voler fare da soli, saranno loro a suggerirci come muoverci . 

Educazione all’indipendenza


Come è veramente il vostro bambino? Di che cosa ha bisogno? Come è possibile aiutarlo? La parola “veramente” che ci ha rimandato all’immagine montessoriana del bambino quale diamante ricoperto da scorie costituite da un ambiente inadeguato ai suoi bisogni psichici e fisici, dalla repressione, dall’incomprensione, dal disconoscimento delle sue specifiche modalità di apprendimento da parte dell’adulto. Una volta rimosse le scorie si è rivelato un “nuovo bambino” con capacità di concentrazione, calmo, disciplinato, laborioso, riflessivo, autonomo, gioioso, amante dell’ordine, osservatore ed esploratore dell’ambiente, sereno, curioso, con fiducia in se stesso.
Per comprendere meglio i sentimenti provati dal bambino, possiamo interrogarci sul modo in cui noi stessi ci sentiamo quando qualcuno ci mette fretta. Ci arrabbiamo? Sì, soprattutto quando ciò che stiamo facendo attiva tutte le nostre energie. Ecco, la reazione del bambino rispetto alle nostre richieste di fare velocemente, attiva frustrazione , che spesso definiamo capricci,quando invece il suo ritmo biologico è più lento di quello adulto; la lentezza è infatti il modo in cui il bambino si muove ottemperando alla sua natura. 

Come possiamo aiutarlo?

Importante è non mettergli fretta: “se gli è consentito di esplorare il suo mondo con calma, vostro figlio può imparare le cose al suo ritmo naturale. Analogamente, ha bisogno di avere il tempo necessario per fare le sue cose a modo suo, senza interferenze da parte degli adulti”. Pianificare le cose in anticipo in modo da non essere costretti a metterle fretta. Parlare con buon anticipo di un avvenimento, ad esempio, andare a fare la spesa, cosicché lei possa prepararsi da sola, con i suoi tempi”. Inoltre possiamo “cercare di dedicare ogni giorno un po’ di tempo a qualche attività da svolgere insieme e che sia piacevole e divertente per entrambi”. 
Mai che l’adulto si sostituisca al bambino, importante che lo aiuti alla via dell’indipendenza 
Innanzi tutto evitando di fare ogni cosa che i bambini possono fare da sé ed incoraggiandoli a svolgere le attività che sono capaci di fare.“Aiutarli ad imparare a camminare senza aiuto – suggerisce Maria Montessori – a correre, a salire e scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a vestirsi e a spogliarsi, a lavarsi, a parlare per esprimere chiaramente i propri bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei loro desideri, ecco l’educazione dell’indipendenza”. 
“Non è assolutamente necessario – scrive Montessori nel 1923 in Il bambino in famiglia – che noi appariamo perfetti agli occhi dei bambini; invece è necessario riconoscere i nostri difetti ed accettare pazientemente le loro giuste osservazioni”. Essere modello del comportamento dei figli non equivale ad essere un modello di perfezione, quanto piuttosto a vivere con impegno, serietà ed onestà il proprio ruolo di genitori. Un ruolo che ognuno elabora con il tempo in seguito alle esperienze di vita personali, alla relazione quotidiana con i figli, al confronto rispettoso dell’individualità dell’altro. 

Il movimento, la mano “organo d’intelligenza”|lacicognanonmihadetto

 

La prima fase della storia dell’uomo è segnata dal movimento, il movimento ci comunica che c’è vita.

Dalla posizione a quattro zampe – alla posizione eretta – alla capacità di usare l’arto superiore.

Quando parliamo di movimento immaginiamo spesso un bambino che corre su e giù per una stanza, un giardino. Il movimento riguarda molto più da vicino lo sviluppo mentale, esso aiuta quest’ultimo e non può essere scisso dalla psiche. Mente e attività sono due parti dello stesso ciclo.

Il movimento parte dal corpo ed è attraverso la mano che il bambino fa esperienza del mondo, la mano è un  “organo d’intelligenza”.

Lo sviluppo della mano si forma attraverso:

  1. Stadio istintivo (del neonato)
  2. Stadio intenzionale volontario
  3. Sviluppo della forza

Le mani “sono il nostro primo contatto con il concreto, il nostro modo per difenderci e per esprimerci.” Il nostro modo per esplorare il mondo che ci circonda.

Il controllo che il bambino è in grado di acquisire sul proprio corpo dipende soprattutto dalla maturazione del suo cervello..come il controllo degli sfinteri, ma questo sarà argomento d’un altro articolo.

La conquista delle principali abilità avviene nel primo anno e mezzo di vita attraverso due linee di sviluppo:

  1. La tendenza del bambino a raggiungere una sempre maggiore mobilità per esplorare l’ambiente.
  2. La tendenza del bambino a raggiungere la posizione eretta per usare le mani, anziché come sostegno, per fare esperienze.

 

Si distinguono due tipi di abilità motorie:

  1. Quelle eseguite con la coordinazione dei grandi muscoli del tronco e degli arti.

Queste abilità servono per l’equilibrio posturale e per il movimento nello spazio; si realizzano attraverso cinque posizioni principali: SUPINO-SEDUTO-CARPONI-ERETTO-CAMMINA.

  1. Quelle eseguite con la coordinazione dei piccoli muscoli delle braccia e delle mani.

Queste abilità servono per le attività motorie raffinate. Cominciano con i movimenti dell’intero braccio per diventare via via movimenti più articolati; si realizzano in tre principali conquiste del braccio e della mano: RAGGIUNGERE-AFFERRARE-RILASCIARE.

 

Da un punto di vista fisico il movimento è rappresentato dallo sviluppo dell’apparato scheletrico e muscolare, quest’ultimo avviene con la mielinizzazione.

La mielinizzazione dei neuroni è un processo proprio dell’uomo che inizia al quinto mese di vita fetale e prosegue fino a 18 mesi dopo la nascita, ma può rallentare a 2 anni e proseguire fino a 10. È massima tra i 6 e gli 8 mesi di età. Nel complesso la sintesi mielinica è accompagnata da un arricchimento lipido proteico e da un impoverimento di acqua

 

Da un punto di vista psicologico il movimento è rappresentato dalla conoscenza resa possibile dall’attività  motoria nell’ambiente; naturalmente questa spinta verso la conoscenza deve essere alimentata da stimoli adeguati. Offriamo al bambino degli strumenti perché possa sviluppare al meglio il suo potenziale.

Di seguito vi illustrerò un’attività con oggetti semplici di uso comune, capaci ad allenare lo sviluppo della mano e la concentrazione del vostro bambino.

Troppo spesso ai bambini vengono offerti giochi non adatti al loro sviluppo, capita per questo che la mancata conoscenza  dell’oggetto li induca ad abbandonare velocemente l’attività proposta. Sediamoci accanto ai nostri bambini, presentiamo con amore l’attività proposta.

 

Il barattolo della calma

Un utile strumento per tutti..
Il barattolo della calma è un oggetto speciale che rasserena e tranquillizza i bambini e gli adulti innervositi o stressati. Realizzarlo col metodo Montessori è divertente e facile perchè è necessario, soltanto, un semplice barattolo di vetro, o una bottiglia,dei brillantini, delle paillette e della colla glitter.

Il barattolo della calma del metodoMontessori consente di riportare piccoli e adulti alla calma, in modo molto semplice.
Come si realizza il barattolo della calma?
In una ciotola si miscela molto bene la colla glitter con poca acqua calda, si aggiungono i brillantini  e si travasa nella bottiglia. E’ importante che il barattolo sia chiuso perfettamente e che non sia riempito in maniera eccessiva.


Se si desidera, si può colorare l’acqua utilizzando dei coloranti alimentari che si trovano in vendita sia nei negozi dedicati alla pasticceria che nei supermercati; invece, la colla glitter si acquista in cartoleria e i brillantini e le paillettes nelle rivendite del fai da te o del decoupage.

Per realizzare il barattolo della calma col metodo Montessori è anche possibile sostituire l’acqua con del sapone trasparente, come per esempio quelle impiegato per le mani o per i piatti.

Buon lavoro.

La conquista dell’autonomia e della propria identità

Ogni bambino che nasce si avvia nel proprio autonomo percorso di crescita con un movimento del corpo continuo e costante realizzando, fin dai primi mesi, sempre nuove possibilità motorie e capacità relazionali.
Il camminare , il muoversi, rotolarsi, non rappresentano sono dei semplici gesti funzionali , ma, per il bambino è entrare in relazione con il mondo, impara ad imparare . Emmi Pikler , educatore , medico pediatra, nel suo lavoro sostiene i genitori a comprendere l’importanza di rispettare tempi, desideri e movimenti dei bambini, evitando sollecitazioni e anticipazioni di posture e giochi. 

 È così che all’interno  della diade –madre -bambino- i segnali impliciti in grado di attivare uno stato di tranquillità emotiva sono di estrema importanza,l’intensità di uno sguardo, il significato di un gesto o l’intonazione della voce hanno, in questo modo, una funzione di sostegno e di contenimento psicologico per il piccolo.

Attraverso questo schema di sotto riportato , ci illustra l’evoluzione del movimento naturale nelle varie fasi naturali del bambino . 


“Il lattante, e ciò vale anche per il neonato, è capace di agire in modo autonomo, di iniziare un movimento, di esercitare un’abilità, di verificare dei risultati, solo se ha la possibilità di muoversi liberamente e se nel processo di sviluppo dei movimenti non trascorre il suo tempo in posture che da solo non può né assumere né abbandonare, nelle quali quindi non gli è possibile agire in modo autonomo e “competente” e per le quali ha bisogno dell’aiuto dell’adulto. Se non offriamo al bambino l’occasione di spostarsi a seconda della propria fase di sviluppo, di voltarsi, rotolarsi, strisciare, arrampicarsi, camminare a quattro zampe, passeranno lunghi mesi prima che diventi capace di spostarsi in una direzione precisa. Dunque il lattante è capace di propria iniziativa, se non lo si ostacola (Con il tempo) egli diventerà più agile e più armonioso nei movimenti e questo tipo di acquisizione dei movimenti influenzerà favorevolmente lo sviluppo complessivo della sua personalità”. ( Emmi Pikler)

 

Ad ogni piccolo gesto, attribuiamo significati di grande valore…io che sono bambino ad ogni mio passo riduco da te il mio attaccamento . 

La cicogna consiglia 

Proseguono le nostre letture consigliate per chi volesse approfondire tematiche già trattate nel blog. 

 Un manuale, scritto da Daniela Valente, che si propone di dare una serie di spunti pratici ispirati al metodo Montessori per accompagnare il bimbo nei suoi primi due anni e mezzo di vita. È un libro che ci permette di approfondire concetti teorici per poi applicarli alla pratica. 

Il cestino dei tesori: attività per bambini 6-10 mesi 

  

Il cestino dei tesori è una vera caccia al tesoro. E’ un gioco ideato dalla pedagogista inglese Elinor Goldschmied e ripreso dalla pedagogia montessoriana. 
I neo genitori pongono come quesito il fatto che iI proprio bambino preferisca utensili domestici piuttosto che giochi costruiti e ideati appositamente per loro. 

I bambini quando imparano a stare seduti e affinano la prensione, imparano a tenere in mano oggetti, adorano scoprono materiale di vario tipo, che vedono in giro per la casa ma che ancora non riescono a raggiungere autonomamente. 

A partire tra 6 e 10 mesi il cesto dei tesori è apprezzatissimo e riesce a coinvolgere un bambino sviluppando la sua concentrazione e curiosità .



Come preparariamo il cestino dei tesori. 

  
Ovunque troviamo un cesto di vimini basso e una selezione di oggetti domestici preferibilmente materiali naturali. Meglio scegliere oggetti abbastanza grandi (da non essere ingoiati) il bambino li toccherà e, molto probabilmente, li porterà alla bocca.
Il centro d’interesse deve essere la meraviglia per gli oggetti, ciascuno dei quali con una caratteristica particolare: il peso, la forma, l’odore, il colore, la consistenza. Vanno scelti con amore e attenzione, un cucchiaio di legno, una pigna, una spazzola, una piuma, una campanella d’argento, una pietra levigata

Cosa mettere nel cesto dei tesori

  

  
Ecco qualche suggerimento:

oggetti di origine naturale: pigne, conchiglie, castagne, pietre di fiume, spugne naturali, gusci di noce. 

oggetti di tessuto e materiali naturali: gomitoli di lana/cotone, sottopentola in paglia, pennelli da barba, spazzolino da denti, pettini in legno, spazzole in setole naturali, sciarpa di seta, pompon

oggetti di legno: sonaglini, mollette da bucato, anelli delle tende, cucchiai, portauova, uovo da rammendo, pennello per dolci, spazzola da scarpe

oggetti di vetro: vasetto delle spezie, spargisale, filo di perline

oggetti di metallo: campanella, misurino, piccola frusta da cucina

Proponiamo il materiale 

I bambini ,seduti di fronte al cesto viene lasciata massima libertà di esplorare gli oggetti, gli oggetti vengono afferrati, toccati, passati da una mano all’altra e portati alla bocca.
Il ruolo dell’adulto in questo gioco è quello del mero osservatore, la sua presenza ha lo scopo di garantire serenità senza intervenire. Possiamo proporre l’attività accompagnandola con dei brani musicali . 
Buon lavoro !!!

Per approfondire : 

Goldschmied E. & Jackson S. (1996). Persone da zero a tre anni. Edizioni Junior

La cicogna consiglia

Per chi volesse approfondire le tematiche già trattate sul nostro blog, la Cicogna consiglia la lettura de: “Il Bambino in Famiglia”, una raccolta di testi tratti da alcune delle conferenze tenute nel 1923 a Bruxelles da Maria Montessori.

   

Nota:
È questo un libro che, per quanto possa apparire indubbiamente datato, affronta tematiche ancor valide ed attuali per una buona “Scuola dei Genitori”; poiché ogni nuova mamma ed ogni nuovo papà, si ricorda essere chiamati ad affermare il maggiore diritto all’infanzia, ieri come oggi, ovvero educare e far crescere in modo sano il loro bambino e se stessi.