I Bambini al centro dell’agire educativo

Per giungere a ciò che aspirava Maria Montessori, bisognava che il bambino operasse con le sue “deboli forze e con i suoi mezzi limitati”. (Montessori 1907).

Maria Montessori può essere considerata una grande rinnovatrice dell’educazione infantile partendo da quel concetto caro a Fröbel, che il bambino è un essere attivo, stimolato da forze interne, e lo scopo dell’educazione è di permettere il libero sviluppo di tali forze. Il pensiero della centralità del bambino fa sì che si discosti da tutti i metodi usati fino ad allora nella scuola italiana, ma non solo. La possibilità di osservare il mondo dell’educazione da punti differenti, le offrirono la convinzione che l’educazione dovesse agire a prescindere dalla provenienza geografica, perché ciò che accomunava tutti i bambini erano lo sviluppo cognitivo e le loro rispettive caratteristiche individuali.

Nasce così un nuovo modo di pensare l’educazione dei bambini e delle bambine; questi, se inseriti in un ambiente scientificamente predisposto, contenente stimoli adeguati al loro sviluppo, sono in grado di tirar fuori tutto il potenziale nascosto, fino al paradosso che in  un certo senso il bambino conosce meglio dell’adulto la via dello sviluppo.

La vita di ciascun essere umano è caratterizzata da importanti periodi di sviluppo. La centralità del bambino in educazione spinge Maria Montessori ad immaginare che  sin dalla nascita  del bambino stesso, come afferma nei suoi scritti, non è un essere vuoto, che deve a noi tutto ciò che sa e di cui l’abbiamo riempito. L’adulto si è sempre preso il merito dello sviluppo del bambino, senza pensare invece che il bambino ha grandi potenzialità dentro di sé, e per questo va rispettato. 

La Dott.ssa Montessori definisce questa centralità: “Educazione per un mondo nuovo”. Ogni bambino ha la sua individualità, tempi, e va riconosciuto per lo sviluppo del proprio sé, altrimenti l’apparenza si sostituisce all’essere. Se si vuole essere dei buoni educatori il primo lavoro è da fare su se stessi, cura di sé per poter aver cura dell’altro.

Montessori pensa ad un’educazione che sia in grado di rispettare e riferirsi a quello che in realtà la vita è in sé, ovvero energia cosmica nell’atto della creazione. Tutto l’universo è impegnato in un movimento continuo come se fosse una danza senza fine. In tutto questo movimento ad un certo punto arriva l’uomo che va considerato come il frutto di un lungo lavoro evolutivo. L’uomo fa parte di tutti i tasselli dell’universo e deve prendere coscienza del proprio posto, non può limitarsi ad osservare ma è chiamato a partecipare al mondo. Per Maria Montessori l’educazione è partecipare al mondo. La conoscenza è un co-nascere, nascere e continuo rinascere, rinnovarsi. Il nostro compito è cercare di penetrare i segreti dello sviluppo umano riconoscendo che fra le diverse stagioni della vita c’è un collegamento che va rispettato e protetto. Lo sviluppo umano prevede delle fasi caratterizzate da continuità e altre caratterizzate da discontinuità che si mobilitano alla ricerca di un equilibrio. E dunque  lo sviluppo dell’uomo non è mai lineare o senza dolore: ogni stagione vitale è un ciclo che si apre e si chiude con delle particolarità proprie.

Quale, in sostanza, l’innovazione portata da Montessori in campo educativo? Il suo metodo si basa fondamentalmente su due principi fondamentali: la centralità del bambino stesso nell’apprendimento, come già evidenziato, e il concetto di libertà. La “libertà favorisce la creatività del bambino che è già presente nella sua natura. Dalla libertà deve poi emergere la disciplina”.

Il bambino è accompagnato alle bellezze del mondo, senza che questi venga plasmato dall’adulto. Quando ci troviamo dinnanzi ad un bambino, è frequente volerlo indirizzare a seguire un percorso legato ai nostri bisogni, più che considerarlo come un’individualità separata da noi in tutto e per tutto. Quello che bisognerebbe ricordare come maestri sarebbe di porsi con una postura educativa rispettosa delle esigenze di ogni singolo bambino, volta alla scoperta delle sue potenzialità e della sua individualità. 

Il bambino e i tre anni

La natura, nella sua infinita sapienza, traccia una linea di demarcazione fra i primi tre anni di vita del bambino e il periodo successivo.

La prima infanzia è paragonata, da Maria Montessori, alla vita embrionale.

Durante questo primo periodo ci sono sviluppi, separati e indipendenti, come il linguaggio, il movimento, la coordinazione, ma privi di quella consapevolezza che sorgerà dal terzo anno di vita in poi, come una nuova nascita.

L’unità cosciente, della personalità di un bambino, si manifesta solo quando varie parti, sia queste fisiche che celebrali, sono compiute.

Il bambino di tre anni perfeziona, in coscienza, le precedenti acquisizioni, come il linguaggio appreso, che si arricchisce sempre di più di significato.

La mano diviene l’organo principale della volontà, e il suo sviluppo motorio adesso è sviluppo di coscienza e interazione col mondo, non più dunque esercizio, ma reciprocità tra pensiero e realtà tangibile.

Manualità fine. Avvitare e svitare impugnando un cacciavite è un esercizio molto utile per esercitare la manualità fine. Cambiando la dimensione degli strumenti di può procedere per difficoltà.

Avrete per certo notato quanto i bambini, in questa seconda fase della vita, siano assorbiti quando lavorano manualmente, questo perché al gesto manuale è subentrata adesso la contezza.
E mi riferisco al maneggiare cose e oggetti che appartengono alla vita vera.

Il bambino sente il bisogno di riprodurre il lavoro degli adulti, lasciando noi meravigliati dalla capacità di gestire e collaborare, dal provato interesse che li spinge all’imitazione, tralasciando i giochi in suo possesso ( giochi tra l’altro finiti, inanimati ).

Il coltello fa paura? No! Utilizzando una lama non affilata, ma dentata e cibi facili da tagliare anche i bimbi piccoli posso aiutare in cucina e avere la soddisfazione di preparare i pasti.

In situazioni semplici con minore varietà di stimoli indotti, il bambino appare più sereno perché libero di provare e di vivere appieno la propria natura.

Solitamente offriamo loro giochi che spesso finiranno col rompere, smontare, passando da questo all’altro senza in realtà soffermarsi su nessuno, per poi risolvere che
impastare della farina, lavororare con della terra, cucinare, sono attività che assorbono il bambino. Sapete il perché? Non vi è vita reale in un gioco impersonale.
Non sforziamoci dunque di offrirgli mille giochi e altrettante attività; ciò che a loro occorre in questo nuovo stadio evolutivo è quello che hanno attorno a sé.
Il bambino a questa età si impegna ad imitare gli altri in tutte le esperienze della vita, ma dobbiamo offrigli la possibilità di farlo.

Anche gli attrezzi da giardino con la supervisione di un adulto possono essere utilizzati. Le forbici per raccogliere le arance richiedono una buona impugnatura e la capacità di dosare la forza. Ottimo esercizio!

Quando i bambini ebbero finalmente in mano oggetti veri e reali, la loro prima reazione non fu quella che ci eravamo aspettati. Mostrarono una personalità diversa, affermando la propria indipendenza e rifiutando ogni aiuto.”

(Educazione per un mondo nuovo).

La pedagogia Montessori . La scelta della scuola

Negli ultimi tempi sembra esserci una vera e propria gara per accaparrarsi il nome di Maria Montessori, per la propria scuola, per i giochi, le attività, gli arredi delle camerette. Sembra essere diventato un marchio.

Ma la figura di Maria Montessori è una figura complessa e la sua filosofia, la sua pedagogia e il suo metodo vanno molto oltre una questione di mercato.

La formazione Maria Montessori l’ha portata ad avere attenzione verso lo sviluppo psico-fisico del bambino, osservando le fasi della sua vita.

L’adulto si è sempre preso il merito di essere costruttore dello sviluppo del bambino, come se fosse un vaso da riempire, senza pensare che il bambino ha grandi potenzialità dentro di sé.

Il primo consiglio a chi fosse interessato alla sua pedagogia è quello di leggere almeno le linee fondamentali della sua biografia. Aiuterà a capirne la tenacia, la potenza delle intuizioni, l’audacia, la capacità di visione, il coraggio. Perfino i suoi errori e la storia travagliata della sua maternità saranno utili per capirne il metodo.

Mandare i propri figli in una scuola con metodo Montessori è una scelta saggia, ma serve una consapevolezza importante: la filosofia Montessori deve abbracciare ogni aspetto della vita del bambino, anche a casa. E questo non perché si devono per forza comprare una particolare tipologia di giocattoli o ingegnarsi per fare travasi o fare dormire i bimbi per terra, ma perché la rivoluzione di Maria Montessori sta nello sguardo con il quale si guarda il bambino. Il bambino è il maestro.

La sua voce interiore lo guida verso le esperienze che faranno di lui una persona forte e libera, capace di uno sguardo sano su di sé e sul mondo. L’adulto è un facilitatore di questo processo. A lui il compito di preparare un ambiente che consenta al bambino di assecondare i periodi di sviluppo legati, in ogni fase della crescita, allo sviluppo motorio e del linguaggio.

Nel periodo dai tre ai sei anni c’è una coscienza del bambino molto più chiara. Il lavoro che compie il bambino è quello di impiegare al meglio le proprie potenzialità e perfezionare le conoscenze e competenze.

Per questo quando si sceglie una scuola che si definisce “Montessori” oltre all’ambiente e ai materiali bisogna fare attenzione al modo in cui gli adulti educatori si rapportano ai bambini. Perché se l’adulto è invadente, suggerisce le attività, corregge continuamente, se pensa di sapere cosa il bambino vuole prima di chiederlo al bambino allora…bisogna cercare ancora. Ma senza mai scoraggiarsi.

La ricerca della scuola che più si avvicina a quel che desideriamo per i nostri figli non è facile. Lì dove i nostri bambini sono osservati per essere compresi, con estremo rispetto e lasciati liberi di scegliere quel di cui hanno bisogno, la filosofia Montessori può portare i suoi frutti che sono frutto di libertà e di pace.

Il motore dello sviluppo di tutto è : l’indipendenza.

Avete mai pensato o visitato una scuola Montessori?

Raccontateci la vostra esperienza.

La spiritualità nei bambini. Un soffio di magia

Approfondire argomenti come la spiritualità nei bambini è molto complesso in un mondo fatto di esclusiva concretezza.

L’intelligenza esistenziale come la definiva Gardner è un’abilità che si riferisce alla spiritualità e ci permette di connetterci agli altri.

Nessuno può trascurare questo aspetto.

Già Maria Montessori nell’osservare il comportamento del bambino, vi scopre una parte interna che non si rende visibile e che chiama “maestro interiore”, che guida le sue azioni esterne “infaticabilmente, in gioia e felicità, secondo un preciso programma, allo scopo di costruire l’uomo adulto”.

Il maestro interiore, portando con sé un disegno del suo sviluppo psichico, dà al bambino le direttive ad esso connesse, affinché egli possa rispondere in modo attivo e partecipe alla formazione di se stesso.

Educare alla vita interiore significa pertanto prendersi cura di questo maestro interiore, dal momento che “il misterioso sviluppo interiore è notevole, la corrispondente manifestazione esterna è minima; vi è quindi un’evidente grande sproporzione fra l’attività della vita interiore e le possibilità di espressione esterna”. Gli esercizi di vita spirituale escogitati dalla Montessori hanno lo scopo di rendere visibile l’invisibile, coltivando le potenzialità del bambino e favorendone lo sviluppo personale ; si tratta di avviare un cammino di risveglio che dura tutta la vita, perché il mondo invisibile dello spirito ha bisogno di molto tempo e di varie occasioni per manifestarsi in modo sempre più compiuto nel mondo visibile. L’ “embrione spirituale” per costruire l’uomo adulto ha bisogno di un ambiente “ricco di nutrimento” che incoraggi il passaggio dall’inconsapevolezza alla consapevolezza, dalle attività inconsce all’attenzione: “la polarizzazione dell’attenzione su un oggetto” – dice Montessori – fa scattare la trasformazione del bambino il quale mostra qualità interiori straordinarie che ricordano “i fenomeni di coscienza più alti, come quelli della conversione”.

Il bambino è un uomo, una persona, l’essenza dell’uomo unico e irreperibile, creativo, capace, potenzialmente intelligente, auto poetico in costruzione: un bambino che si forma da sé.

Fu Maria Montessori a parlare di “embrione spirituale” quel periodo formativo post-Natale compreso tra l’embrione fisico e l’età adulta. È un lasso di tempo che va dai primi mesi di gravidanza all’età adulta(dopo l’adolescenza). Si chiama embrione perché percorre le stesse tappe dell’embrione fisico.

Prendersi cura della dimensione spirituale vuol dire aiutare a fiorire, non solo un tipo di sensibilità, ma anche un tipo d’intelligenza che aiuta a trovare un proprio posto nel mondo.

Come organizziamo la cameretta

Guardiamo assieme come preparare al meglio l’universo del neonato.

Ancora prima del suo arrivo organizzate un ambiente armonioso che lo aiuti e lo incoraggi alla sua autonomia, dove sarà libero di sperimentare nuove sensazioni.

L’ideale sarebbe mantenere la stessa sistemazione per tutto il primo anno.

Create un’atmosfera calma e rilassante scegliendo pareti a tinta unita con colori neutri e chiari.

L’ideale è che la stanza sia suddivisa in quattro spazi distinti:

⁃ sonno

⁃ cambio

⁃ pappa

⁃ attività

Lo spazio per il sonno

La prima cosa che dovremmo chiederci è: cosa vedrà al risveglio? Dare al bambino una visione globale della sua stanza gli permette di costruire uno spazio mentale di quell’ambiente. Per aiutarlo a sincronizzare sonno diurno e notturno, di giorni potrebbe dormire con una luce smorzata e di notte in una stanza oscurata. Il lettino posizionato dove la luce restituisca la giusta armonia, un letto basso e senza sbarre ideale per favorire l’autonomia.

Lo spazio per cambiarlo

Il mobile con cassetti è l’ideale per cambiare un bambino perché permette di avere sotto mano tutto l’occorrente, sul ripiano si potrebbe mettere un materassino per cambiarlo, nel comó andranno riposti pannolini, creme e garze di cotone, e dei vestiti adatti alla stagione.

Lo spazio per la pappa

Per nutrirlo importante scegliere una poltrona comoda, dei cuscini per sostenere la schiena , alla parete quadri con fotografie di elementi naturali che il bambino potrà osservare, una mensola con qualche libro da leggere sin dai primi giorni che andranno cambiati periodicamente.

Spazio per le attività

Favoriamo la sua autonomia, cerchiamo di lasciargli dei momenti di veglia in cui possa guardarsi intorno da solo.

Nei primi mesi si potrà riporre per terra un materassino dove svolgere le attività ;

⁃ uno specchio

⁃ Un ripiano basso per i cestini con oggetti da osservare, afferrare, maneggiare

⁃ quadri con, per esempio, delle opere d’arte.

“Ed eccolo giunto a noi, esausto dal terribile contrasto fra il perfetto riposo e l’inenarrabile sforzo testé compiuto…”

Maria Montessori , il bambino in famiglia.

Cos’è la Learning Tower

Ultimamente si sente spesso parlare della Learning Tower, cioè la torre dell’apprendimento L’argomento mi ha molto incuriosita ed ho voluto approfondire.

La Learning Tower , cos’é?

Potremmo definirla una scaletta con pedana per raggiungere la cima ed evitare cadute. Di per se è un elemento molto semplice ma utile per rendere i bimbi indipendenti. Il suo scopo è poter permettere ai più piccoli, la possibilità di raggiungere anche i mobili più alti, a volte inaccessibili.

Inoltre é il supporto giusto per rendere i bambini il più possibile autonomi. Potranno lavarsi le mani da soli nel lavandino e potranno aiutare la mamma a preparare la cena, molto utilizzata per coinvolgere i bambini nelle attività di cucina, diventerà un piacere preparare la cena o tanti dolci.

Perché utilizzarla ?

• è un modo sicuro per dare la possibilità ai nostri piccoli bambini di stare alla nostra altezza.

• Con la Learning Tower hanno modo di accedere agli scaffali più alti e soddisfare la voglia di arrampicarsi, una delle cose più attraenti per un bimbo alla scoperta delle sue potenzialità motorie.

• la Learning Tower è facilmente accessibile e soprattutto gli regala un solido equilibrio che con una sedia normale o uno sgabello non è neanche lontanamente immaginabile.

• vederli salire e scendere in maniera del tutto autonoma, regala loro un’autostima e una consapevolezza maggiore dei propri mezzi, in una fase della loro vita in cui sono perennemente alla scoperta di cose nuove.

A che età si usa una Learning Tower?

Una Learning Tower si inizia ad usare nella fase successiva ai primi passi quando il bambino ha una sua stabilità e inizia ad arrampicarsi. Il metro di misura? una volta che il bambino riuscirà con successo nella scalata del divano di lì a poco sarà pronto per approcciare alla Learning Tower, più o meno dei 18 mesi di età .

E sarà un oggetto che potranno utilizzare a lungo fino ai 6 anni.

Alcuni modelli

Learning Tower

L’ingresso in società: grazia e cortesia

Immagine dal web

Lo chiameremo il “debutto in società”, ovvero quel tempo per far proprie le regole del vivere civile e fra gli altri. Ma qual è il momento giusto per insegnare ad un bambino quei comportamenti che rispecchino quella che è la società entro la quale vive, entro la quale diverrà inevitabilmente un uomo ed una donna e potrà rispecchiarsi in quanto tale? Da adulti abbiamo compreso che non è un tempo definito, che abbisogna di  costanza, di continui aggiustamenti: esso muta col mutare della società stessa, per quanto poi, si regga su regole basilari di comportamento inequivocabili perché giusti. Quando allora cominciare a dar voce a quegli insegnamenti racchiusi, ad esempio, in un semplice “grazie” in risposta ad un gesto di gentilezza ricevuto? Spesso si immagina erroneamente che un bambino sia troppo piccolo per far proprie certune norme; non è così. Attraverso l’esempio, il bambino riceve un insegnamento che non ha imposizioni e che renderà ad egli stesso facile l’apprendimento. Sarà dunque questa una prima ed autorevole – giammai autoritaria – forma per intraprendere la via al “debutto” dal primo giorno di vità.

Maria Montessori valorizzò la “buona educazione” come mezzo primario di socialità. La civilizzazione, a suo giudizio, riguardava i comportamenti idonei a permettere l’ascesa nella scala dei caratteri superiori dell’uomo. E’ questa idoneità a permettere il corretto sviluppo dei rapporti sociali. In una comunità, e soprattutto in una famiglia, intesa questa come primaria fra tutte le comunità, attiva e di primo riferimento, sarebbe un bene iniziare a sensibilizzare i bambini sui concetti di “rispetto” e “cortesia”, ovvero dandone esempio costante. La completezza dell’insegnamento nel bambino e lo sviluppo dell’attenzione alla cura ed alle esigenze degli altri sarà dunque un esercizio costante e piacevole, cosciente e gratificante.

Sempre Maria Montessori, definì tali consuetudini degli “esercizi di grazia e cortesia” o ancora, “parte dell’arredo spirituale di un uomo proiettato verso livelli più alti e maturi di umanità”. Il bambino è particolarmente sensibile alle maniere attraverso le quali viene trattato, ecco che sorpresa e delusione, dunque, dimostreranno la risposta di smarrimento al gesto brusco e sgarbato. Egli tenderà ad escludersi, a provare rabbia nella relazione, soprattutto quando l’autore di tali comportamenti è l’adulto. Da ciò si evincerà quindi che quella “buona educazione” composta da regole garbate, da gesti aggraziati, da tutte quelle norme mai scritte che ci elevano alla condizione di uomini e di donne civilizzati, sono intimamente presenti nel bambino, ed ogni tempo è dunque il tempo corretto per portarle alla luce, per dar loro forma, per lasciare che divengano parte del nostro comportamento. La famiglia è la prima “palestra” per esercitare la propria persona al repertorio di gesti e parole che rendano gradevole la relazione con gli altri.

Attraverso il costante esempio, potremo notare in un bambino che ha raggiunto l’età dei due anni, l’acquisizione di un comportamento rispettoso e collaborativo ed allora lo si potrà invitare al saluto, a raccogliere oggetti caduti, a scusarsi, a presentarsi o ancora ad usare correttamente il fazzoletto da naso, servire e mangiare a tavola. Questi sono strumenti che lo porteranno a conoscere le  regole sociali assumendo sempre più consapevolezza del proprio “io” e del rispetto per gli altri

Attraverso i rapporti sociali, inoltre, il bambino verrà a conoscenza di ciò che è collaborazione e dell’amicizia. Le norme di comportamento sono la base di questa importante scoperta.

Sommersi dai giocattoli.

Si avvicina il Natale, mamme, papà, nonni, zii, tutti alle prese con l’acquisto di un dono speciale.

Ma, tanti regali e tutti insieme confondono e stimolano eccessivamente il bambino.

La giusta strategia sarebbe donarli uno alla volta, risvegliando così il suo interesse.

Alcune strategie

-Orientiamoci verso giocattoli adatti all’età del bambino, non quelli che potranno essere utilizzati solo dopo mesi o anni, ma neppure quelli troppo elementari per la loro età.

-Offriamo al bambino pochi giocattoli. Quando il bambino avrà esaurito il proprio interesse possiamo sostituirli con altri.

-Spesso i bambini sono attratti da oggetti comuni. Un bambino può stare per ore a giocare con una scatola di cartone, dei pezzi di carta, un mestolo. Con la sua fantasia riuscirà a trasformare questi oggetti in magia.

– I giochi dovrebbero sempre avere una giusta collocazione. Utilizziamo scaffali a vista o un grande contenitore, dove posizionare pochi giochi. Tanti giocattoli sparsi per la stanza e in giro per la casa confondono il bambino, lo abituano al disordine e non gli permettono di scegliere.

– È importante orientare parenti e amici.Una sana comunicazione abituerà tutti a questa consuetudine.

Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore.”

Maria Montessori

La libertà di creare

(Immagine dal web)

La montessori spesso nei suoi scritti dice: se vogliamo permettere ad un bambino di essere creativo, dobbiamo fornirgli le basi per padroneggiare il materiale, superare la tecnica ed entrare nell’arte. 

Per permettere che la creatività si sviluppi dobbiamo evitare di dirigere i lavori, cosa facciamo dunque? Lasciamo al bambino la libertà di accedere alla sua spontaneità e alla sua espressione personale, spesso i genitori intervengono dirigendo secondo le proprie predisposizioni o seguendo la propria tempra.
 Ad un bambino serve la fiducia per dirigere l’impegno.
Innanzitutto evitiamo di commentare quello che fa lasciamo che sia lui a parlarne . Il suo modo di essere è autentico , vive nell’attimo presente e ama il processo creativo . Il nostro ruolo consiste nel proporgli in modo interessante il materiale , sarà lui ad approfondire la conoscenza. 


Come procedere 

Il materiale deve essere pronto all’uso, pulito e in buono stato ,disposto in maniera chiara ed a portata di mano . Il bambino sarà così autonomo e capace di usarlo con cura, tutto sarà riordinato dopo l’utilizzo .

Il senso steriognostico

” I sensi sono organi di < prensione> delle immagini del mondo esterno, necessari all’intelligenza”
La montessori descrive il bambino piccolo come un esploratore sensoriale. 

Egli comprende il mondo che lo circonda attraverso tutti i sensi. 

Prendiamo atto e incoraggiamoli a stimolarli . 
Vi proporrò un piccolo gioco che mira ad acuire il tatto utilizzando il senso stereognostico( la capacità di riconoscere la forma di un oggetto toccandolo. 

Il sacchetto dei misteri

Possiamo in queste giornate di vacanza trascorrere dei momenti con i nostri piccoli all’insegna della scoperta. 

Per farlo utilizziamo sei piccoli oggetti familiari diversi al tatto : una noce, un braccialetto , una pigna,una conchiglia , un cucchiaino.., mettiamoli in un sacchetto di stoffa. 
Estraiamo gli oggetti una per uno, toccandoli per memorizzare la forma . 

Invitiamo il bambino ad imitarci nominandoli a sua volta. Poi li riponiamo dentro. Infiliamo le mani nel sacchetto, tocchiamo con calma nominandolo , poi toccherà al bambino. 

Potrebbe succedere che all’inizio cerchi di sbirciare, ma poi si fiderà delle sue mani. 

Quest’attività , offre un lavoro richiede concentrazione, sviluppa la motricità fine , precisione del tatto e del vocabolario . 

Buon lavoro.