Il coraggio di essere eroi. Empatia e legalità

I genitori sono creatori di primissime esperienze. L’influenza di tali cognizioni modellerà la mente dei propri figli, e nella medesima misura cambierà anche loro stessi in quanto, appunto, creatori.

L’apprendimento sappiamo avvenire tramite l’osservazione dei comportamenti.

Le parole, da sole, non bastano.

I bambini acquisiscono quelli che sono i nostri valori vivendo le nostre esperienze, e non semplicemente udendo ciò che diciamo loro. Osservando ogni nostra espressione, e riproponendola in modelli similari, imparano la maniera di stare al mondo. 

Se desiderate che i vostri bambini crescano comprensivi e tolleranti, ad esempio, capaci di prendersi cura di sé stessi e degli altri, bisognerà che favoriate in loro lo svilupparsi di empatia. 

Come conseguire tale scopo? 


Le indicazioni tecniche possono certo essere utili ma non per questo determinanti. Ciò che occorre è che impariate prima voi, attraverso sempre differenti modelli, che possano stimolare i bambini all’apprendimento e alla successiva riproposizione.

Questi modelli, sempre vari a seconda dei contesti e dei momenti, nascono dalla capacità di essere comprensivi e indulgenti verso se stessi.

Un atteggiamento rassicurante è già un primo passo nel processo che porta i bambini a riconoscersi ed essere consapevoli. 

L’autoconsapevolezza adulta porta ad essere più responsabili nell’agire educativo. 

Ma come le nostre percezioni e la nostra conoscenza del mondo promuovono l’empatia?

Le emozioni hanno una loro sapienza.

L’educazione all’affettività (anche attraverso strumenti espressivi come la recitazione) può alimentare nei bambini la capacità di comprendere la propria vita interiore e quella altrui. Il coinvolgimento in giochi come il “far finta che” esprime e denomina le emozioni, e quale ruolo queste assumano sul comportamento.

Per capire l’altro, o ancora meglio nel “metterci nei suoi panni”, dobbiamo essere consapevoli delle nostre esperienze interiori.

Se sapremo muoverci nel nostro mondo interiore, potremo anche immaginare quello degli altri. 

Il senso di appartenenza alla realtà civile e il recupero di una cittadinanza attiva, di una democrazia partecipata, non possono disgiungersi dal recupero delle proprie emozioni come capacità empatica.

Parlare ai bambini giova alla scoperta della propria interiorità, ma ciò che afferma la consapevolezza del sé è l’immagine che la accompagna. Ecco, dunque, la ricetta efficace.

Diamo un nome alle emozioni esplicitandone il significato. Creiamo esperienza.

L’entrare in sintonia con se stessi e con la realtà circostante arricchisce la nostra vita ed il mondo che viviamo.

Poter apprendere valori sociali e umani, interiorizzarli e ancora esprimerli, praticarli, porli in esempio costante affinché divengano forti abbastanza da poter divenire interferenza a quel comune consenso sociale di cui godono le organizzazioni criminali, destrutturarne i paradossi culturali del fenomeno mafioso, è la più alta forma di creazione che spetta ai genitori.

Solo chi ha imparato a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle prepotenze, a non tacere per paura, contribuirà a modellare l’apprendimento alla morale civile, all’empatia nei confronti della giustizia e dell’onestà, e a riconoscere il merito ai grandi uomini di questa terra, uomini che sacrificarono la loro vita perché la legalità imperasse.

L’indignazione è un’emozione, e va insegnata. Contro l’indifferenza, l’indignazione è creazione di esperienza.

Indignarsi per la mancanza rispetto verso chi non ha cura di te e della strada che attraversi è un insegnamento che tutti dovrebbero esprimere e insegnare. Indignarsi è la cura all’indifferenza che non va permessa.

La promessa che faccio a mio figlio oggi è quella di renderlo un uomo libero, libero di indignarsi e lottare contro la paura che spesso dimora nell’animo umano; di essere, un giorno, egli stesso un libero creatore.