Dalla coppia genitoriale alla Triade familiare

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Nel tempo, lavorando con famiglie e bambini, mi è spesso stata espressa, con una certa nota malinconica da parte dei genitori, l’affermazione:

“Essere papà e mamma è un’esperienza bellissima ma difficile, noi non esistiamo più.”

Essere genitori non è quindi un’esperienza semplice.

La coppia, che consapevolmente decise di mettere al mondo il proprio bambino, si adopererà adesso e con medesima consapevolezza, a divenire genitori competenti, capaci quindi di affrontare e rispondere alle molteplici esigenze del loro bambino.

Il bambino, se adeguatamente supportato, costruirà la propria ragione d’essere, il proprio primissimo rudimentale io, quel sé che lo identificherà fra molti.

Perché ciò accada, all’efficiente supporto genitoriale, si abbisogna di una conoscenza di quelli che sono e saranno i bisogni primari del bambino che andranno sapientemente affiancati.

Brazelton, li sintetizzò in una breve classifica, tanto chiara quanto esaustiva.

-Bisogno di sviluppare relazioni di attaccamento, di adeguata protezione fisica e psicologica, nonché senso di sicurezza.

-Bisogno di fare esperienze diversificate in base alla propria specificità.

-Bisogno di essere stimolati ed accettati in modo adeguato al proprio grado di sviluppo.

-Bisogno di sperimentare ciò che sono le “limitazioni” in modo chiaro e diretto da parte degli adulti.

-Bisogno di un supporto adeguato e di riferimenti stabili nel tempo.

-Bisogno di salvaguardare il futuro.

Con la nascita del primo figlio, assistiamo ad una trasformazione delle coppia, che se prima poteva essere considerata sola “diade coniugale”, oggi dovremo collocare sotto l’aspetto di “triade genitoriale”, arricchita da tutto quel corollario di nuove, per nulla semplici, esperienze che da questo momento si troverà a dover affrontare.

Questo nuovo relazionarsi ha però una radice antecedente, ovvero un sommerso modo di sentire già presente ancor prima che i singoli individui divenissero coppia, che adesso sono chiamati a far emergere.

Genitore è chi abbia competenze, ma soprattutto risorse. Le risorse rappresentano le fasi evolutive affrontate e risolte, il completamento della propria singolarità; se si è dunque finito di costruire il proprio essere uomo o donna.

La vita cambia, la famiglia si modifica, i tempi si ridimensionano e vanno riorganizzati in funzione di altre priorità che, per qualche mese, metteranno da parte le personali. Questo non contempla affatto l’oscuramento della coppia nella sua totalità ne, al suo interno, la cessazione di ogni altra forma di relazione che non includa il bambino quale tramite.

Tra i prerequisiti che un buon partner dovrebbe avere per far fronte ai cambiamenti dovuti alla nascita del proprio figlio, vi sono il raggiungimento di un buon grado di differenziazione e svincolo dalla propria famiglia di origine, oltre all’aver stabilito con il partner una sana relazione fondata sull’intimità e l’empatia.

Si necessiterà per certo di una ridefinizione di ruolo, intesa come arricchimento alla prima; quello che non si vorrebbe accada però è che tale ridefinizione (genitore) soppianti la precedente (coniuge).

I partner dovranno così essere in grado di curare sia la dimensione coniugale che quella genitoriale.

I genitori che vivono un buon rapporto di coppia garantiranno ai propri figli un clima positivo ed un valido modello.

Genitori maturi e consapevoli saranno capaci in coerenza e maturità .

Nulla di più difficile è richiesto all’uomo se non il viaggio dentro sé stessi; compreso il viaggio, sarà possibile abbandonare paure e proiezioni senza il rischio d’investire d’aspettative la nuova vita, senza la riproposizione di copioni familiari mai risolti in una spirale senza uscita.